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Grazie mille delle visite
Ho voluto creare questo sito, per mettere a disposizione a tutti voi queste foto di questi posti stupendi e che finora sono riuscito a visitare e spero che sia solo l'inizio.







Ciascuno nelle proprie scelte di vita fa riferimento a una scala di preferenze;
Su due o tre gradini piu’ alti della mia c’e il viaggiare e la fotografia.
Non ho ancora capito se mi interessa viaggiare o la fotografia; quello che certo e’ che quando mi capita di viaggiare sono felice, anzi mi sembra di sognare.
Catturare le cose della vita, impadronirsene per sempre, per non dimenticarle piu’!!!
Collezionare fotografie e’ collezionare il mondo ……
Come tutte le altre cose che conosci viaggiando: culture, religioni ed esperienze personali.

 


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…Ci sono esperienze che ti cambiano…non è facile vedere cose terrificanti…l’ignoranza della guerra mangia i valori della vita e distrugge tutto quello che di bello c’è. L’inizio del mio sito dovrebbe toccare le coscienze di tutti…per dare voce al vero valore della vita…ritorniamo a vivere…urliamo “PACE”…valore universale in questo mondo ingiusto dei grandi!!! Le fotografie inserite vogliono raccontare quello che ho visto in Vietnam, Cambogia e Somalia…e rappresentare la vera vergogna…l’America.

Il mondo, ai nostri occhi, appare grande ma, in realtà, è una piccola parte dell’universo, dove solo l’ignoto sa cosa succede e quel che potrà accadere. Il nostro ruolo di uomini sulla Terra è sicuramente difficile e, come se non lo fosse già abbastanza, a complicarlo ulteriormente ci si mettono i Potenti della Terra. Se le cose non cambieranno, finiremo per autodistruggerci.

The world, in our eyes, appears big but, really, it is a small part of the universe, where only the unknown knows what happens and that can happen. Our role of men on earth is certainly difficult and, as if it weren’t indeed rather, the Great of the world complicate it further. If the things don’t change, we will end up by self-destruct.

Svijet se, u nasim ocima, cini velikim, ali on je uistinu jedan mali dio svemira, gdje samo nepoznato poznaje ono sto se dogadja i ono sto se tek moze dogoditi. Uloga covjeka na zemlji je zaista teska.

 

Le monde, à notre vue, apparaît grand mais, réellement, il est une petite part de l’univers, où seulement l’inconnu sait ce qui arrive et ce qui pourra arriver. Notre rôle d’hommes sur la Terre est sûrement difficile et, comme si ne l’était pas déjà suffisamment, les Grands du monde le complique ultérieurement. Si les choses ne change pas, nous finirions par autodétruire nous-même.

Davide

  La cruda realta' della Cambogia:


 

Da più di vent’anni la Cambogia è un Paese che conosce solo persecuzioni, torture e morte. Eredi di un antico e potente regno che impose la sua influenza nel Sud Est asiatico circa mille anni fa. Oggi i Cambogiani sono una tra le popolazioni più povere del mondo. Una popolazione stremata dal genocidio dei Khmer rossi, dalla guerriglia più accanita, dalle interferenze da parte di potenze straniere, un Paese che ancora oggi da quel che ho visto non conosce la pace. Un triste primato sono le mine… La Cambogia è cliente privilegiato dei fabbricanti di mine. Le stime di materiale bellico, disseminato su circa 180.000 chilometri quadrati del suo territorio, vanno dai 4 ai 10 milioni di mine e di bombe inesplose. Secondo esperti del settore, ogni mese sono 600 le persone che muoiono e 300 quelle che rimangono mutilate. Attualmente la Cambogia è uno dei Paesi al mondo col maggior numero di disabili fisici; su una popolazione di circa 9 milioni di abitanti. I mutilati sono circa 40.000. Sminare costa: si è calcolato che per disinnescare le mine occorrono addirittura 1.000 dollari, mentre il costo medio è di appena 7 dollari. Per bonificare questo Paese ci vorrebbero 15 anni… Visitando la Cambogia sono rimasto veramente sconcertato da tutto ciò… come poi in altri Paesi… Ho voluto inserire questo mio commento personale perchè sia a conoscenza di tutti…

 

                                                                                

PRENDI UN SORRISO,REGALALO A CHI NON L'HA MAI AVUTO .
PRENDI UN RAGGIO DI SOLE ,FALLO VOLARE LA DOVE REGNA LA NOTTE.
SCOPRI UNA SORGENTE ,FA' BAGNARE CHI VIVE NEL FANGO.
PRENDI UNA LACRIMA,POSALA SUL VOLTO DI CHI NON HA PIANTO.
PRENDI IL CORAGGIO,METTILO NELL'ANIMO DI CHI NON SA LOTTARE.
SCOPRI LA VITA,RACCONTALA A CHI NON SA CAPIRLA.
PRENDI LA SPERANZA,E VIVI NELLA SUA LUCE.
PRENDI LA BONTA',E DONALA A CHI NON SA' DONARE.
SCOPRI L'AMORE,E FALLO CONOSCERE AL MONDO.

 
 La non violenza e' la forza piu' grande in qui dispone l'umanita'.E'la piu' potente arma di distruzione escogitata dall'ingegnita' dell'uomo. La distruzione non e' la legge degli uomini.
GHANDI

E-mail:     gonzo_d@libero.it Image hébérgée par hiboox.com
 
 
 

DIARIO DI VIAGGIO

A SHARM EL SHEIKH E IL SINAI

 

 

 

 

 

Dalle montagne di corallo che si levano dal fondo del mare alla bassa barriera corallina brulicante di pesci, dalle ripide pareti sottomarine che scendono a profondità insondabili ai relitti di navi ricoperte di corallo, siamo arrivati nel Mar Rosso, precisamente a Sharm el Sheikh, dopo un viaggio durato poco più di 4 ore.

Appena arrivati, notiamo subito la differenza di clima: ci siamo lasciati alle spalle i nostri 0° per ritrovarne 23°, considerando che qui sono le 22,00… Il fuso tra l’Italia e l’Egitto è di un’ora avanti e la moneta locale è la lira egiziana, il cui cambio è 1 euro = 7 lire egiziane.

Circa 20 milioni di anni fa, l’Egitto, il Sinai e la penisola Arabica erano uniti in un unico blocco. Poi, enormi sconvolgimenti terrestri portarono alla separazione delle terre e la penisola meridionale del Sinai rimase isolata dando luogo a due grandi golfi: ad ovest il golfo di Suez, la cui massima profondità è appena 95 metri e ad est il golfo di Aqaba, che raggiunge invece i 1.800 metri di profondità. Quest’ultimo golfo fa parte della grande spaccatura terrestre, chiamata Rift, che dalla catena del Tauro si estende fino al Kenia. La grande attività sismica del passato e i tremendi fenomeni eruttivi hanno dato al Sinai meridionale la sua impronta caratteristica; le sue vette più importanti sono il Monte di Mosè, che raggiunge i 2.285 metri e il Monte di Santa Caterina, di 2.642 metri, il più alto di tutta la penisola.

La navetta, dall’aeroporto, ci porta direttamente al villaggio, che si trova a Sharm el Sheikh, più precisamente a Sharm el Maya Bay (la baia dell’acqua tranquilla).

La mattina seguente, appena svegli ed incuriositi, andiamo subito a dare un’occhiata al mare e a vedere l’alba, di cui abbiamo sempre sentito parlare…

I primi due giorni sono dedicati esclusivamente al puro riposo e alle innumerevoli camminate sulla baia… E’ tutto molto rilassante, soprattutto pensando al freddo che c’è in Italia… Qui verso le 13,00, la temperatura è di 29°… che spettacolo!!!

Qui lo snorkelling è d’obbligo, ma non sapendo nuotare molto bene, decidiamo di prendere una barca con il fondo in vetro… ci godiamo così una spettacolare visione subacquea della barriera corallina, con le sue decine di costruzioni di corallo popolate da vivaci pesci colorati. Il mare sotto di noi è di un incredibile azzurro senza fine, intenso e luminoso, con una barriera corallina incontaminata, animata da migliaia di pesci…

La vera escursione inizia decisamente con la prima escursione al monastero di Santa Caterina e il monte Sinai. Partiamo verso le 6,00 di mattina e, dopo aver passato vari posti di blocco, prendiamo la strada, circondata dal deserto, da cui si può ammirare un panorama da togliere il fiato!
Per arrivare al monastero, da Sharm, occorrono 2 ore e mezzo di viaggio…

Compreso tra i contrafforti delle aree protette di Nabq e Ras Abu Gallum e lo uadì Fayran, questo territorio, di 4.300 kmq di alte montagne, comprende il monastero cristiano di Santa Caterina, il picco roccioso del santissimo monte Sinai, la montagna più alta dell’Egitto, il monte di Santa Caterina e il protettorato di Santa Caterina, inaugurato nel 1996.

Il monastero è un convento greco-ortodosso fondato nel IV secolo e ha una doppia particolarità: è la più piccola diocesi e il più antico monastero ancora attivo. L’imperatrice Elena, moglie di Costantino, ordinò, nel 337 a.C., la costruzione di una cappella nel punto in cui, secondo la tradizione biblica, a Mosè era apparso il roveto ardente (l’albero che miracolosamente si incendiava ma non si consumava). Nel VII secolo, il profeta Maometto stesso avrebbe garantito la protezione del centro religioso. Con il passare del tempo le guardie si convertirono, a poco a poco, all’islam e i monaci si fecero sempre meno numerosi, finché, si racconta, nell’VIII secolo, venne scoperto il corpo intatto di Santa Caterina d’Alessandria, martirizzata nel 395 a:C.; le spoglie della Santa sarebbero state deposte dagli angeli sulla vetta del monte che oggi porta il suo nome. Anche l’impero ottomano scelse di proteggere il monastero, esattamente come fece Napoleone Bonaparte. Divenuto una struttura religiosa autonoma, oggi il monastero accoglie 22 monaci sotto l’autorità di un arcivescovo e di un consiglio. Eretta a 1.570 metri di altezza, al centro di una stretta valle dominata da cime vertiginose, questa fortezza dalle mura imponenti alte 10-15 metri e larghe 2-3, si rivela di primo acchito misteriosa, se non addirittura angosciante quando cala l’oscurità. Vista l’affluenza di visitatori, oggi i monaci hanno limitato l’accesso alla chiesa principale, eretta intorno al punto dove sarebbe apparso il roveto ardente, e al pozzo di Mosè (in cui, miracolosamente, ancora oggi c’è acqua), escludendo dalla visita il tesoro, il museo, la biblioteca e i refettori. All’interno delle mura è inoltre presente l’ossario, dove sono lugubremente custodite le ossa e i teschi dei monaci deceduti, oltre alla reliquia di Santo Stefano, protetta da una teca in vetro. La particolarità di questo monastero, che lo rende unico al mondo, è vedere un campanile sovrastare in altezza una torre del muezzin. All’interno delle mura, infatti, oltre al monastero ortodosso, si trova una moschea, fatta costruire dai monaci per impedire la demolizione di tutto il monastero, ordinata dall’imperatore Costantino, che voleva la distruzione di tutti i luoghi di culto cristiani. In questo modo, infatti, il monastero di Santa Caterina era diventato un luogo di culto non soltanto cristiano ma anche musulmano.

Luogo santo tanto per gli ebrei quanto per i cristiani e i musulmani, il monte Sinai sarebbe stato scalato dal primo profeta, Mosè, che qui avrebbe ricevuto le tavole della legge (i dieci comandamenti). Gli archeologi si chiedono ancora se il monte Sinai corrisponde al monte Haub della Bibbia. Il paesaggio è molto particolare, specialmente se si percorre il tragitto a dorso di dromedario…

Lasciando il monastero e dopo aver pranzato, ci dirigiamo verso Dahab, conosciuta anche come “Koh Samui” del Mar Rosso. Dahab, che in arabo significa “oro”, è situata tra Sharm el Sheikh e Nuwayba. Questa deliziosa cittadina è la località prediletta dei subacquei e da tutti coloro che amano immergersi in un’atmosfera intrisa di cultura beduina, semplice e rilassante. Un vero rifugio hippy, a detta dei nostalgici. Qui si sono incontrati la cultura degli anni ’70 del Novecento e il modo di vivere dei beduini. Attenzione, a Dahab l’acqua non è potabile e pare che ogni anno provochi nuovi casi di epatite, è perciò consigliabile bere acqua in bottiglie chiuse.

Ci fermiamo un paio di orette per rilassarci e per fare un po’ di shopping , naturalmente, qui i prezzi sono più bassi che a Na’ama Bay. Lungo la passeggiata, chiamata Assalah, si susseguono ristoranti in stile beduino, centri sub e spiagge, dove chi è stanco di oziare nei bar all’aperto sulla spiaggia può praticare un’ampia varietà di attività, acquatiche e a terra.

Dopo una giornata intera di escursione, un po’ stanchi, ritorniamo al nostro villaggio per riposare e per prepararci, per l’indomani mattina, per un’altra emozionante visita, non prima però di aver fatto un girettino all’Hold Market di Sharm vecchia, per raggiungere il quale occorrono solo 10 minuti di cammino dal nostro villaggio…

Il mattino seguente partiamo alle 6,00 con un fuoristrada per una delle meraviglie naturali del Sinai: il maestoso Canyon colorato. Per arrivarci occorrono 3 ore di viaggio, di cui, l’ultimo tratto di mezz’ora, di fuoristrada nel deserto. Tra l’altro, si tratta di una strada con un percorso segnalato da seguire perché pare ci possano essere mine inesplose. Arrivati, il panorama è spettacolare e il sentiero è stretto tra pareti di arenaria, striate di delicati gialli, viola, rossi, magenta e oro… ci si sente avviluppati dai colori… è spettacolare!!! Queste pareti, formatesi nel corso del tempo grazie all’azione degli elementi naturali, scendono con cascate di colori generati dall’ossido ferroso e dal manganese. Vi consiglio di fermarvi ad ascoltare il silenzio misterioso e ad ammirare la delicata tavolozza di tinte desertiche di una delle più famose formazioni rocciose… è l’ideale per scattare foto davvero indimenticabili!!! Dimenticavo di dire che questa esplorazione si effettua a 200 metri sotto al livello del mare e in alcuni tratti il percorso è difficoltoso ed è necessaria una minima preparazione fisica per non correre rischi. In queste insenature di pietre si possono vedere, con un po’ di immaginazione, tante forme di animali: dal coccodrillo, al delfino, al cammello… e perfino due occhi che ti fissano… Questa è un’escursione che consiglio veramente… la reputo la più bella e interessante, anche perché mi ricorda il Red Center Australiano…

Lasciamo questo fantastico mondo per andare a mangiare in una cittadina poco distante: Nuwayba. Essa è anzitutto un porto: traghetti e navi da carico lo collegano ogni giorno con Aqaba, in Giordania, a soltanto un’ora di mare. L’Arabia Saudita non è poi molto lontana, visto che se ne contemplano le coste frastagliate a solo una ventina di chilometri. Nuwayba, 80 km a nord rispetto a Dahab, le assomiglia molto, boom turistico compreso. Pranziamo in un ristorantino sul mare, caratterizzato da… due squali imbalsamati appesi al soffitto… Mangiamo un pò di ful, tomieya o cibo alla griglia.

Molte guide menzionano il delfino Holeen con cui, nel pomeriggio, si può fare una bella nuotata in mare. In realtà, è stato possibile fino a qualche anno fa, quando il suo “padrone”, un anziano beduino, lo richiamava all’arrivo dei turisti. Ora l’anziano è deceduto e il delfino non risponde al richiamo di nessun altro essere umano. Per questo, fare il bagno in compagnia di Holeen non è piu’ possibile.

Lasciando questi luoghi spettacolari, facciamo purtroppo ritorno al villaggio… Dopo cena, prendiamo un taxi e in dieci minuti raggiungiamo Na’ama Bay: località molto turistica dove ci sono molti ristorantini tipici, locali in cui rilassarsi e fumare il narghilè e negozietti e bazar in cui fare acquisti… ma non vi aspettate prezzi contenuti, anzi… certe cose sono più care qui che da noi…

Beh… la nostra settimana di vacanza termina qui… un saluto grande da Sharm…

 
 
 
 
 

DIARIO DI VIAGGIO

TRA LE ISOLE DI PERHENTIAN

E LA MALESIA

 

 

 

L’idea di questo viaggio è nata da un consiglio di un’amica, che l’anno precedente aveva visitato questi luoghi. Leggendo, come mia consuetudine, le guide del Lonely Planet e della Routard, scrivo il mio programma di viaggio, in base ai miei interessi…

La partenza è fissata per il 31 luglio 2004 da Bologna, con volo diretto ad Amsterdam, per poi ripartire per Kuala Lumpur dopo 3 ore…

Il 1 agosto metto piede in terra Malesiana e, in attesa del volo successivo per raggiungere Kota Baharu, che rimane al confine della Thailandia, esco dall’aeroporto per assaporare il clima afoso.

Arrivato alla meta, dopo un lungo viaggio, mi accingo a traghettare per le fantastiche isole di Perhentian. Mi fermo su una delle isole più belle, Kecil, e, al mio arrivo, rimango a bocca aperta per la vista di questa fantastica laguna, con un’acqua così trasparente che non ha nulla da invidiare al mare dei Caraibi. Non essendo l’isola molto turistica, all’arrivo, mi tocca scendere dal traghetto direttamente nell’acqua con le valigie, perché il molo è inesistente. Gli alloggi sono abbastanza spartani, ma…dimenticavo…al mio arrivo, messo piede sull’isola, ho ricevuto un’accoglienza un po’ “particolare”: sono stato accolto da un’aquila addomesticata!!! Nel pomeriggio ne approfitto per farmi un giro sulla spiaggia e per assaporare questa bellezza incontaminata… Ceno poi a base di frutta tropicale in un ristorantino sulla spiaggia, tra l’altro, al modico prezzo di 2 dollari.

Con le prime luci del mattino, vado a fare snorkeling, ed ho così l’occasione di osservare la barriera corallina, che è veramente incantevole, e le tartarughe giganti che, nel vedermi, scappano impaurite all’impazzata!!!

L’indomani mattina, prendo una piccola imbarcazione e vado a fare un tour sulle altre isole… In genere, ma non sempre, quella più “in” è anche la più bella…comunque, questa volta è proprio così…mi riferisco alla stupenda isola di Long Beach… C’è da fare attenzione però…mentre passeggiavo sulla spiaggia, ho rischiato che mi cadesse in testa una noce di cocco piuttosto grande…c’è mancato davvero poco!!!

Lasciando queste bellezze, con un pensierino di venirci ad abitare, sono diretto a Kuala Terengganu. Per raggiungerla occorrono circa 4 ore di viaggio, che decido di effettuare in taxi al modico costo di 15 dollari…che “affare”…in Italia ci avrei lasciato di sicuro lo stipendio!!! Arrivato, visito la zona di Chinatown, il mercato centrale, la collina Bukit Puteri, il palazzo del Sultano Istana Maziah e la moschea Zainal Abidin. Purtroppo, per mancanza di tempo, non riesco a fare una visita alle cascate Sekaiu, che rimangono a 60 km da Kuala.

Nella hall dell’hotel faccio conoscenza con un argentino “giramondo”, che mi racconta tutte le sue avventure e mi parla dei luoghi in cui è stato…

Al costo di 10 ringitt (1 euro = 5 ringitt), mi sposto a Kuantan, che rimane a 350 km da Kuala… Qui, visito la moschea di Negeri Masjid e la plaza, poi faccio un giro per i vari negozi… La sera ne approfitto per mangiare un bel piatto di pesce a soli 10 ringitt…che bontà…chissà quanto avrei speso in Italia!!!

Il 9 agosto parto per il National Park Taman Negara, uno dei parchi, o per meglio dire giungla, più vecchi al mondo… Arrivo in bus fino a Jerantut, per poi prenderne un altro fino a Kuala Tembeling, che rimane a 30 km, per prendere, infine, un battello e arrivare, dopo 3 ore di boat, a Kuala Tahan, il campo base immerso nella giungla… Appena arrivato, prenoto una prima escursione notturna per un safari night su un PK. Il safari night è molto interessante e mi permette di fare molti “incontri” con animali tipici del luogo, specialmente con vari tipi di snake…per fortuna sono sul PK!!!

La seconda escursione la faccio in mattinata ad un villaggio aborigeno e ad un ponte tibetano, sospeso per il parco. Naturalmente, queste escursioni prevedono la risalita del fiume, all’andata, e il rafting, con piccole rapide, al ritorno…un’esperienza davvero fantastica e nuova, per me che non l’avevo mai provato…ma ho dovuto sigillare per bene la telecamera, per evitare danni…comunque, facendo un bilancio finale, è stata una gran bella esperienza!!!

Il 12 agosto parto per la capitale, Kuala Lumpur, ed impiego, per raggiungerla, circa 4 ore di viaggio. Dopo avere trovato una sistemazione per la notte, già fremo all’idea di andare a vedere subito le torri più alte del mondo: le Petronas Towers. Ci arrivo mentre il sole sta tramontando e le luci di contorno delle due torri si accendono…è davvero uno spettacolo indescrivibile vedere questa immensa struttura, collegata con un piccolo ponte a 186 metri di altezza… Ma il vero spettacolo è dall’alto, dove si domina tutta la grande città e il triangolo d’oro, oltre all’altra torre, alta ben 421 metri…

La mattinata successiva faccio un’escursione alle Batu Caves, che rimangono a 30 km dal centro: si tratta di grotte, che, ad essere sincero, non ho trovato molto interessanti. La cosa positiva è che, nei dintorni di queste grotte, ci sono templi e pagode molto belli… Nel pomeriggio visito Tehean Tloo Temple, la stazione di Kuala Lumpur, il Lake Garden, il Bird Park e il mercato di Pedaling…

Dovendo dare un parere personale, la gente è davvero tranquillissima e il loro tenore di vita è discreto, naturalmente non paragonabile al nostro…

Il 15 agosto eccomi a Melaka, ex colonia portoghese e città patrimonio dell’UNESCO. A prima vista è molto interessante, specialmente il luogo che scelgo per pernottare: si tratta di una casa del 1700, tenuta divinamente bene, con all’interno una piccola piscina. Tutto il complesso è in stile portoghese e la camera che prenoto è abbastanza economica: 4 dollari a notte. Da visitare c’è parecchio: St. Paul’s Church, St. Peter Church, Stadthujs, Cheng Hoon Teng Temple, Poh San Teng Temple e il mercato Muziun Budaja…

Tutto vale veramente la pena di essere visitato, finora Melaka è, a mio parere, la città più bella della Malesia e il mio consiglio è di dedicare alla visita di questa stupenda città almeno 2 giorni del vostro viaggio…

Sconsiglio, invece, di visitare l’isola di Besar, perché a mio parere non ne vale veramente la pena, l’unica cosa bella è il campo da golf che è davvero immenso…

Melaka assomiglia un po’ a Macao (che, per chi non lo sapesse, è una città che si trova in Cina, a circa 50 km da Hong Kong): lo stile è lo stesso e, tra l’altro, anch’essa è stata colonia portoghese fino al 1997.

L’ultima meta di questo mio viaggio è Singapore, e per raggiungerla impiego circa 4 ore di viaggio. Singapore, confrontandola con Melaka, è tutta un’altra città, che definirei in “stile Londra”: molto pulita e piena di divieti molto rigorosi…

Ad esempio, è obbligatorio, per i pedoni, attraversare la strada sulle strisce pedonali e chi non rispetta questo obbligo rischia fino a 200 dollari di multa; rischia una multa altrettanto salata anche chi non dovesse rispettare il divieto di buttare il chewingum a terra, in questo caso la multa ammonta a 150 dollari…

I divieti sono tanti e, come dicevo prima, anche molto rigorosi, perciò bisogna stare molto attenti…ma, in fondo, è giusto così…

Dimenticavo…2 dollari di Singapore valgono un euro…

Molto bella e particolare è la zona centrale di Chinatown, Little India. Il giorno stesso in cui arrivo, in serata, ci sono i fuochi artificiali sulla baia, ed è uno spettacolo impressionante vedere questi fuochi che si rispecchiano nei grattacieli e nel mare…

L’indomani mattina prendo la cable car e visito Sentosa Island, molto bella e suggestiva, che è il luogo adatto per una giornata di riposo e per sistemare le foto…

Purtroppo questo viaggio termina qui e mi lascia tanti bei ricordi: non dimenticherò mai tutte le esperienze che ho fatto, così come tutte le conoscenze che ho appreso sulle persone e sulle religioni…per non parlare poi degli stupendi paesaggi che rimarranno sempre nella mia memoria…

Spero, il prossimo anno, di raccontarvi un’altra bella avventura…chissà quale sarà la meta tra India, Cambogia, Vietnam e Laos…    

 
 
 
  VIAGGIO IN CINA

 

 

 

Ecco qua il mio primo viaggio fuori dall’Europa, a parte la missione umanitaria fatta in Somalia nel 1992…

La partenza avviene il 28 luglio da Bologna, con scalo a Roma, per prendere il volo Air China CA 940, velivolo Boeing 747, con arrivo a Pechino il 29 luglio…

Un viaggio così lungo non l’avevo mai fatto, però non ho avuto nessun problema, anzi…lo rifarei subito!!!

Vi chiederete: “Perché la Cina???”. Semplice: perché mi ha sempre attratto e poi, al momento, preferisco visitare prima l’Oriente…

All’arrivo nella grande capitale, Pechino, che conta 10.000.000 di abitanti e 8.000.000 di biciclette, il clima è pessimo, con il 95% di umidità e una cappa inspiegabile di smog…

La prima visita è destinata al Tempio del Cielo, unico al mondo per struttura e significato, e oggi un parco dove, all’ombra di pini e cipressi secolari, giovani e anziani convergono di primo mattino per praticare la ginnastica tradizionale, il “Taijiquan”, o per fare il consueto pic-nic… Il complesso fu costruito contemporaneamente alla Città imperiale (1406-1420) e doveva essere il luogo di contatto rituale tra il cielo e la terra (il cielo era considerato tondo dagli antichi Cinesi e la terra quadrata: al cielo, al sole e all’Imperatore erano riservati i numeri dispari).

Un itinerario consigliato mi indica di vedere, con precedenza, l’Altare Circolare, la volta Celeste Imperiale e il Tempio della preghiera…direi che ne vale veramente la pena…

Poi, visito il Tempio dei Lama, letteralmente il Palazzo dell’Eterna Armonia: uno dei templi più ampi e meglio conservati della capitale. Originariamente era il palazzo di Yangzheng, quarto figlio dell’Imperatore Kangxi (1662-1723). Al tempio è annesso un Monastero, che ospita 300 Monaci Lamaisti (seguaci del Dalai Lama) e 200 studenti, fra Cinesi e Tartari, impegnati nello studio del dharma, della matematica, della retorica e della medicina. Uscendo verso nord c’è la Sala dell’Eterna Protezione, con il Buddha della Longevità e, alla sua sinistra, il Buddha della Medicina…

Il 31 luglio, di prima mattina, vado a visitare la piazza più ampia del mondo, che si estende 800 metri in lunghezza e 500 in larghezza, il cui nome è “Tienanmen”: essa ospita il ritratto di Mao Tse Tung ed è molto pubblicizzata dai telegiornali.

Entro, poi, nella monumentale, gigantesca, elegantissima, splendida Città Proibita. Tutto questo complesso si estende su una superficie di 5 kmq e risale principalmente al XIV secolo. Il palazzo è circondato da un fossato largo 50 metri, ancora pieno d’acqua, dove oggi si va in barca, e da una cinta muraria alta 13 metri… Per visitare la Città Proibita occorrono almeno 2 ore, ma ne vale la pena, anche se è stata in parte ricostruita…

Uno dei vicoli più caratteristici di Pechino è Dazhalan: in esso si possono ammirare case del XVII secolo, alcune delle quali decorate con stucchi multicolori.

Mi sposto a 20 km a nord di Pechino per visitare il Palazzo d’Estate. Passo, poi, alla necropoli dei Ming, oppure “Shisanling”, che significa letteralmente “le 13 tombe”, che si trovano sulle colline Tiansaeshan…

Non ho detto una cosa molto importante: a Pechino i ristoranti chiudono molto presto, solitamente intorno alle 20,00…

L’indomani mattina mi dirigo a 64 km dalla grande città, per vedere la Grande Muraliga a Badaling, che i Cinesi chiamano “Wang Li Chang Cheng”. Si tratta dell’unica opera fatta dall’uomo e visibile ad occhio nudo dalla luna; essa, infatti, è lunga ben 6.350 km, in linea d’aria, dal suo punto più occidentale (passo Jiayuguan nella provincia Gansu). La Grande Muraglia fu sì un’opera di difesa dai Mongoli, ma anche una strada fortificata, che permetteva rapidi spostamenti di merci, per il commercio, e di forze di difesa. Per descrivere questa opera non bastano parole né commenti…tutto fa parlare di sé osservandola… Nell’ingresso principale ci sono parecchi negozietti molto caratteristici, che vendono le miniature della Muraglia e tanti altri piccoli souvenir a prezzi veramente modici… Per non parlare delle cucine improvvisate, dove con 2 dollari puoi pranzare!!!

Ci sono poi delle pescherie un po’ “particolari”, che mi lasciano molto perplesso… Vi chiederete il perché… Semplice: al loro interno, da una parte vendono il pesce e dall’altra…ti puoi scegliere il tuo bel serpentello, naturalmente vivo, pronto per essere messo in pentola!!!

Il 2 agosto parto, con un volo dell’Air China, per Xian. Questa città è la capitale della provincia dello Shaanxi e si trova, a 466 metri di altitudine, nella pianura di Guanzhang, a sud del fiume Wei, ed ha 6,5 milioni di abitanti.

La prima visita la faccio alle Mura Ming, che in gran parte sono state restaurate e riportate agli antichi splendori. Esse hanno un perimetro di 12 km, sono alte 12 metri e larghe dai 12 ai 14 metri in alto e tra i 15 e i 18 metri alla base… A mio parere vale la pena di vederle, non è così invece per la città interna…

Molto particolare è la Foresta di Stele, annessa al Tempio di Confucio. Queste steli riportano testi clanici buddhisti su pietra di Kaicheng, oltre a testi storici, trattati d’arte e di filosofia, critiche ad artisti e pittori ed intere antologie…

Spostandomi verso sud dalle Mura Ming, visito la Grande Pagoda dell’Oca selvatica e il Tempio della buona volontà, che risalgono al 647 d.C., poi restaurati nel 1580…ma, sinceramente, penso che recentemente sia stato fatto qualche ritocco, perché è tutto troppo perfetto…

Nel marzo del 1974 (l’anno in cui sono nato io!!!), il contadino Yang Zhifa, tentando di scavare un pozzo per attingervi acqua da utilizzare per l’irrigazione dei campi, trovò la testa in terracotta di un guerriero, a 5 metri di profondità, un chilometro e mezzo a est dal tumulo imperiale di Qin Shihuangdi… Così, 2 anni dopo, nel 1976, gli archeologi iniziarono gli scavi di pozzi di ispezione e venne alla luce la scoperta archeologica del XX secolo: l’Esercito di terracotta.

Il complesso è stato protetto con un immenso hangar e non è consentito scattare fotografie. Nel 1987 l’UNESCO ha incluso il complesso nell’elenco del patrimonio culturale umano.

Ci sono tre fosse, contenenti ognuna una parte dell’Esercito di terracotta, ad altezza reale d’uomo… La prima fossa è profonda 5 metri, lunga 230 X 62 metri di larghezza, per una superficie complessiva di 14.260 mq. Essa contiene 6.000 guerrieri alti tra 1,75 e 1,97 metri, che sicuramente facevano parte della guardia imperiale, vista la statura decisamente superiore alla media dei Cinesi… Tre file di 70 balestrieri e arcieri ciascuna aprono la falange sul lato orientale e, dietro a loro, disposti su 36 file di 150 guerrieri ciascuna, ci sono le varie squadre, ognuna delle quali è disposta su 4 file ed è assistita da un carro montato da una auriga e da un arciere e trainato da quattro cavalli (lunghi 2 metri e alti 1,5 metri al garretto).

La seconda fossa è a forma di “L” ed è la più interessante. Essa è stata aperta al pubblico nel novembre 1994, è ampia 6.000 mq e contiene un esercito composto da 3 battaglioni: uno di fanteria, uno di cavalleria e i guerriglieri in corazza, per un totale di 900 guerrieri… La cosa interessante è che ogni guerriero è diverso dall’altro: le acconciature sembrano essere state fatte in fretta e varie sono le uniformi e le fatture delle corazze, a sottolineare che la guardia imperiale era composta da combattenti dei vari eserciti provenienti da tutta la Cina.

All’uscita della terza ed ultima fossa passo per il classico negozietto che vende i souvenir e, per ricordo, acquisto due statue in terracotta che rappresentano due guerrieri, naturalmente di dimensioni ridotte, anche se si possono trovare anche in altezza originale… In vendita in questo negozietto è possibile trovare anche il libro che narra la scoperta dell’Esercito di terracotta e, a pubblicizzarlo, c’è proprio il vecchiettino che ha scoperto questa fantastica tomba…

Il 4 agosto arrivo, con un volo, nella cosmopolita Shanghai, la città più popolosa della Cina (la terza del mondo) con 14.000.000 di abitanti. Il clima è sempre molto afoso, l’umidità si aggira infatti intorno al 95%…praticamente si è sempre sudati!!! Confrontandola con altre città, questa metropoli è molto più avanzata tecnologicamente e vi è un migliore tenore di vita…

La prima visita la faccio alla Città Vecchia, la zona più caratteristica della città. Vi si trovano l’ex Tempio degli Dei Cittadini, dove gli spaghetti si stirano a mano e i ravioli vengono cotti al vapore…; il Padiglione del Tè, con la sua antica struttura lignea a due piani coperta da splendidi tetti dagli angoli ricurvi, che sorge su una piattaforma, che si erige su un laghetto, ed è collegata alle strade con due ponti a 9 angoli…; il Tempio di Confucio, che risale al 1219, e che è davvero molto bello e consiglio di “farci un salto”…; e, per finire, il Tempio del Buddha di Giada…

Intendendo visitare un solo Museo in Cina, il mio consiglio è di visitare quello di Shanghai…uno dei musei più belli e moderni del mondo…così dicono le guide… La sezione più importante è quella dei bronzi antichi, che copre un arco di storia di 3.700 anni, e dove è possibile ammirare esemplari di ding di notevoli dimensioni, urne, contenitori per vino, acqua e cibi e tanto altro ancora…

L’indomani mattina prendo il treno, diretto alla capitale della seta Hangzhou. Questa è una città che offre parecchi mercati, 10 per la precisione, molto forniti di carne e cacciagione, pesce di mare, grandi varietà di frutta e verdura… Naturalmente non ho la possibilità di visitarli tutti…

Nel pomeriggio “faccio un salto” a visitare una piantagione di thè, dove mi mostrano anche come fanno a preparare questa bevanda ambrata famosa in tutto il mondo…

Di bello da visitare c’è il Lago Xihu, formato dall’interramento di una baia originata dal fiume Qiangtang, la cui profondità media è di 1,8 metri e la cui estensione è di 560 ettari. Nel lago ci sono quattro isole…un “saltino” conviene farlo…

Il 9 agosto parto, sempre in treno, per Nanchino per una “visita lampo”, con lo scopo di ammirare lo stupendo Mausoleo, il ponte a due piani, la Città Vecchia, la Collina della Porpora e la Via Sacra…

La mattina seguente volo su Guilin, uno dei maggiori centri turistici della Cina, che rimane vicino al confine col Vietnam… A Guilin non si viene per i musei, ma per un grandioso spettacolo naturale… La sua pianura è stata, in epoca preistorica, un mare e il fondo calcareo di questo, sottoposto a notevoli pressioni della crosta continentale, si è plasmato in una immensa scultura carsica, successivamente erosa da piogge e venti, formando grotte e corsi d’acqua sotterranei… Uno spettacolo meraviglioso che ammiro con una crociera di 6 ore, visitando la Collina della Proboscide dell’Elefante, la Collina di Fubo e la Grotta del Flauto di Camme…ed ho, inoltre, la possibilità di osservare la pesca del cormorano…

L’ultimo volo interno che faccio in Cina è lo spostamento da Guilin alla fantastica isola di Hong Kong, che significa “Porto profumato”… Con un tram della fine del secolo si può percorrere il fronte del porto e con la funicolare (Peak Tran) è possibile raggiungere la cima del Picco Vittoria (650 metri). Da quassù, se non ci sono nuvole, si domina tutta l’isola: il porto, Kowloon, la baia di Aberdeen e tutta la bellezza e la multimedialità che c’è… La cosa spettacolare è che Hong Kong è collegata con Kowloon da 5 tunnel sotterranei…

L’ultima escursione la faccio a Macau, in circa 45 minuti, con un idrovolante… Essa è un’ex colonia portoghese ed è molto bella e particolare da visitare…

Come primo viaggio è stato molto movimentato, ma d’altronde, avendo poco tempo a disposizione e molte cose da vedere, bisogna correre!!!

Ecco qua, in poche righe vi ho sintetizzato il mio diario di viaggio della Cina, che è giunto al termine il 29 agosto…       

 


 






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UN SOGNO NEL CASSETTO:
AUSTRALIA




Ebbene sì, dopo varie meditazioni decido…ad agosto parto…
L’Australia si trova nell’emisfero meridionale ed ha una superficie complessiva di 7.772.535 km2, quasi 30 volte più grande dell’Italia. Abitata dagli aborigeni da più di 60.000 anni, è il più vecchio continente del mondo ed ora ha una popolazione di 20.000.000 di abitanti.
Dopo 14 ore di volo, arrivo ad Hong Kong e mi fermo, per uno scalo tecnico, per circa 12 ore. Ne approfitto, quindi, per visitare la bellissima isola, che ancora oggi è la città più bella che io abbia mai visto… Mi aspettano poi altre 11 ore di volo per raggiungere la mia meta…
…WELCOME TO AUSTRALIA…
Eccomi, dopo un volo massacrante, arrivo a Sidney e…non credo ai miei occhi…
Metto piede in terra Australiana alle 12,00 ora locale, che in Italia sarebbero le 3,00 di mattina…
Arrivato all’aeroporto mi controllano le valigie e ne approfitto per cambiare la moneta in dollaro australiano, che vale 0,80 €…
Prendo la metro e mi dirigo nel centro di Sidney, dove ho prenotato la prima notte in albergo, in Pitt Street.
A proposito delle stagioni, in Australia sono l’esatto opposto di quelle dell’emisfero settentrionale. Nella parte meridionale del Paese, la primavera arriva a settembre, l’estate va da dicembre a gennaio, l’autunno da marzo a maggio, mentre l’inverno comincia a giugno. Di positivo c’è che il tempo, per la maggior parte dell’anno, è bello e secco. Parlando chiaro, ora qui è pieno inverno, però di giorno sto in maniche corte, anche se la massima è sui 18° C…
Dopo essermi sistemato, inizio subito la mia visita e ne approfitto per andare sopra alla Sidney Tower, che è il punto panoramico più alto di tutto l’emisfero australe (ex AMP Tower). Da quassù si gode di una straordinaria vista a 360° sui principali punti chiave di Sidney…davvero uno spettacolo, che consiglio come prima visita… All’ultimo piano è possibile intraprendere un viaggio multimediale dell’Australia, attraverso una serie di porti virtuali… Al penultimo piano, invece, c’è un ristornate che offre 7 tipi di carne un po’ “particolari”…dal coccodrillo al canguro, per poi passare allo struzzo australiano…
Mi sembra ancora di sognare…
Mi dirigo, poi, nel simbolo di Sidney: l’Opera House… Non esiste altro edificio al mondo di uguale bellezza, diventato celebre prima ancora di essere finito… In realtà, si tratta di un insieme di teatri e sale, coperti dalla famosa serie di “conchiglie”…
Per non parlare dell’Harbour Bridge, che rimane a due passi di distanza, proprio di fronte all’Opera House… Capolavoro d’ingegneria e notevole impresa economica, che tra l’altro si può visitare sopra la cima, godendo di uno spettacolo unico al mondo della baia di Sidney…
Il 2 agosto sono in visita al Taronga Zoo di Sidney, che rimane dalla parte opposta del centro… Esperienza unica è la prima volta che ho l’onore di vedere da vicino e di accarezzare i canguri e i koala…troppo dolci…specialmente vedere la femmina con il piccolo dentro al marsupio… Ovviamente, ne approfitto per scattare un sacco di foto…
Poi, passo all’acquario di Sidney, che ospita la più vasta collezione del Paese di specie acquatiche. In una serie di habitat marini, vivono più di 11.000 esemplari di circa 650 razze. Per i moltissimi visitatori, l’attrattiva maggiore è il percorso chiamato “Sul letto dell’oceano”: un tunnel sottomarino trasparente, di 150 metri, che attraversa due vasche oceaniche…davvero emozionante… Il percorso consente di vedere da vicino squali, pastinache e branchi di altri tipi di pesci. Foche e buoi marini si possono osservare, dall’alto e dal basso, in speciali riserve marine… Molto bella è la mostra della grande Barriera Corallina del Queensland, che rimane la più grande e più bella del mondo…
Parlando di spiagge, faccio un salto a Bondi Beach, la spiaggia più nota di Sidney, a forma di mezzaluna, con sabbia dorata… Essa è il punto di ritrovo per gli appassionati di sole e di surf, che da tutto il mondo giungono alla ricerca della “grande onda”. Visito, poi, la stupenda costa di Manly, bagnata dall’oceano…veramente impressionante…
Nel tardo pomeriggio, visito il parco olimpico di Sidney, situato vicino alla baia di Homebush, che ha ospitato i 27° Giochi Olimpici e quelli Paraolimpici…
La guida, in Australia, è alla destra e il senso di marcia è l’opposto del nostro…
Nel centro di Sidney, c’è una monorail fantastica, che consiglio di prendere…
Molto bella e particolare da visitare è la zona di Chinatown e il Rocks Market coperto, che si trova vicino al porto.
Mi organizzo, prenotando un tour, per andare a visitare il Parco Nazionale delle Blue Mountains… Questo parco si è sviluppato nell’arco di 250 milioni di anni, con la deposizione e l’accumulo delle rocce sedimentarie e la loro successiva erosione, che ha formato dirupi e spettacolari insenature come i Canyon. Dopo 4 ore di viaggio in treno, arrivo al campo base “Katoomba”, per poi prendere il pullman che mi porta subito nella zona panoramica… Ed ecco davanti a me le Three Sisters, alte 1.100 metri: una formazione rocciosa dovuta all’erosione. Secondo la leggenda aborigena, la roccia ricorda le tre sorelle imprigionate dal loro padre, per proteggerle da un “bunyip” (cioè da un mostro). Personalmente, consiglio a tutti di “farci un salto”, ne vale veramente la pena…specialmente pranzare sopra al punto panoramico è uno spettacolo unico!!!
Nel pomeriggio andiamo a visitare le cascate Wentworth…una cosa unica al mondo…non ho davvero mai visto nulla del genere…
In serata, riparto per Sidney per prepararmi, per la mattina successiva, per un’esperienza che scriverò nelle prossime righe…
Il 10 agosto sono in volo da Sidney diretto ad Alice Springs, esattamente il cuore dell’Australia, nella regione chiamata “Red Centre”… Essa è essenzialmente costituita da vaste aree desertiche ed il termine “red”, che ne costituisce parte del nome, è dovuto al fatto che essa è caratterizzata e contraddistinta dal colore rosso (in inglese, appunto, “red”): rossa è la sabbia, così come il suolo, le rocce e pure le montagne che si stagliano nel cielo limpido e blu… Il Red Centre vanta uno dei paesaggi naturali più belli del mondo, gran parte del quale risale a più di 800 milioni di anni fa…
Impiego 3 ore di volo…tra l’altro molto movimentato, con parecchie turbolenze e vuoti d’aria…però quello che importa è arrivare sani e salvi alla meta!!!
Mi fermo la notte ad Alice Springs, cittadina molto tranquilla e campo base per le partenze per il deserto… Molto carina è la veduta che si ha da sopra la sommità di Anzac Hill…si può dominare tutto il paesaggio…tra l’altro è la prima volta che ho l’opportunità di vedere gli enormi tir con tre rimorchi…
L’indomani mattina si parte per il mega safari, di una settimana, nel Red Centre. Siamo 18 ragazzi: io sono l’unico italiano, mentre gli altri sono australiani, americani, giapponesi, londinesi e canadesi… Il mezzo di trasporto che ci accompagna in questa avventura è un pulmino, con tanto di carrellino per contenere le valigie…oltre, ovviamente, alle due guide…
Dopo aver percorso ben 500 km nel bel mezzo del deserto, siamo arrivati alla prima meravigliosa Rainbow Valley: è uno spettacolo indescrivibile vedere queste montagne “sbucare” dal deserto, con le loro forme particolari…per apprezzare tutto ciò, però, bisogna vedere con i propri occhi…le parole non bastano per commentare e non rendono certo l’idea…
Siamo entrati nel Parco Nazionale di Uluru-Kata-Tjuta e…si intravede “lui”!!! Il più riconoscibile simbolo dell’Australia è il gigantesco monolito Uluru (Ayers Rock), il più grande al mondo, lungo 3,6 km e largo 2,4 km; si eleva per 348 metri sopra la pianura, ed è costituito da un unico blocco di arenaria, esteso per 5 km sotto la superficie del deserto… E’ impressionante…durante il giorno le rocce cambiano colore, passando dall’arancio al rosso e al porpora…
Per ammirarlo dall’alto, faccio un giro in elicottero molto breve e anche molto costoso…però ne vale veramente la pena…tutt’ora, dopo giorni che sono rientrato in Italia, l’ho ancora davanti ai miei occhi…
La temperatura è ottimale, soprattutto pensando che è pieno inverno…si aggira sui 20° C e la minima sui 12° C…pensate che in estate la massima si aggira sui 47° C…
La nottata la passiamo in campeggio, perché nel deserto non ci sono altre sistemazioni…a parte il Resort da 500 dollari australiani a notte…ma non mi sembra il caso!!!
Un’altra bellezza sono le Kata Tjuta (le Olgas), il cui nome significa “molte teste”. Si tratta, infatti, di una serie di massicce cupole rotonde, a 42 km a ovest da Uluru. La roccia più alta è il monte Olga, che raggiunge i 546 metri di altezza, 200 metri in più rispetto all’Ayers Rock…
Nel corso del trekking, incontro diversi animali tipici di questi luoghi: lo spinifex marrone e la lucertola moloc… Per mia fortuna, al momento, non ho ancora incontrato dei serpenti…la zona è piena, ma bisogna considerare che è inverno e sono in letargo…
La mattina successiva, arriviamo alla spettacolare gola in arenaria del Kings Canyon, che si trova all’interno del Parco Nazionale di Watanka. Essa ha pareti alte più di 100 metri, formatesi in seguito a milioni di anni di erosione… Il Kings costituisce, inoltre, l’habitat di oltre 100 specie di volatili e di 60 specie di rettili…
Camminiamo per circa 4 ore e visitiamo tutto questo splendore, con degli strapiombi che fanno arrivare il cuore in gola…che spettacolo indimenticabile, non credevo che esistessero paesaggi con colori così impressionanti!!!
Peccato che tutto termina…ma questo ricordo rimarrà sempre dentro di me…e un giorno ci ritornerò…ne sono certo…
Il 16 agosto sono a Sidney e ne approfitto per riposarmi un po’ su una splendida spiaggia…e per organizzarmi per i prossimi giorni…
Ho deciso: in mattinata si parte per Canberra, però faccio una visita lampo perché, anche se è la capitale dell’Australia, non merita…
Arrivato a Melbourne, alloggio in angolo tra Elizabeth Street e Latrobe Street, praticamente in centro… Un consiglio: se volete visitare Melbourne, non dovete perdervi i magnifici giardini pubblici, tra cui gli splendidi Royal Botanic Gardens e Few Korer Park, per non parlare dell’incantevole Albert Park con il suo lago, attorno al quale si svolge il Gran Premio di Formula 1… Vicino c’è anche lo Shrine of Remembrance, un ricordo ai caduti, molto bello… Se volete una veduta dall’alto di Melbourne, ci sono le Rialto Towers, che sono i grattacieli più alti dell’emisfero sud, con 60 piani sopra il livello stradale e 8 sotto e un’altezza di 263 metri… Melbourne è davvero una gran bella città…
Il 19 agosto parto per la Great Ocean Road: una delle più belle strade panoramiche del mondo, a 200 km da Melbourne… Tra Port Campbell e Port Fairy, si incontra un panorama di aspri picchi e il mare agitato… Dalla vista panoramica più bella, si possono ammirare i Twelve Apostles, enormi monoliti erosi che si trovano nel Parco Nazionale di Port Campbell e che sono davvero uno spettacolo incredibile… Per non parlare poi della costa…la consiglio davvero a tutti, e poi, per chi è interessato, c’è la possibilità di prendere una barca e andare ad ammirare le balene…
Ballarat: nel 1851 il grido “Oro!!!” sconvolse la tranquillità di questa quieta regione di posteri… Qua, in pochi mesi, giunsero gruppi di persone da tutto il mondo per cercare l’oro e diventare così ricchi… Ballarat rimane a 150 km da Melbourne e vale la pena di “farci un salto”, per riscoprire queste miniere d’oro trasformate in museo, oltre alle città “viventi” come nel 1800…
Ormai i giorni rimasti sono pochi e ne approfitto, l’ultimo giorno, per andare a visitare Philip Island: è l’isola dei pinguini, dove alle 18,00 è possibile ammirare questi graziosi animaletti risalire la costa…
E’ davvero un peccato lasciare questo paradiso, però devo…
Prima di partire, l’Australia per me è sempre stata un sogno…poi ho avuto la fortuna di fare questo viaggio e di visitarla, ed è talmente bella che ho provato emozioni indescrivibili…quando ripenso a quei momenti mi sembra ancora di sognare…


Avventura in India e Nepal


L´India ha una popolazione di un miliardo di persone ed è un Paese di accesi contrasti, dove la storia e la tradizione convivono con un presente dinamico.
E´ seconda solo agli Stati Uniti nelle tecnologie dell´informazione, eppure le famiglie rispettano le tradizioni, gustando insieme elaborate ricette preparate in casa, anziché ingollare qualcosa in un fast-food.
Il territorio del subcontinente, estremamente diversificato, fatto di fiumi, campi, foreste, montagne e deserti, ha la forma di un immenso diamante.
La moneta locale è la rupia, il cui cambio è 1 € = 58 rupie.
Eccoci inoltrati nella grande capitale dell´India: Delhi. Essa è il principale punto di accesso del Paese, di partenza per visitare il cosiddetto "Triangolo d´oro", che conserva alcuni tra i maggiori tesori dell´arte indiana. La storia di Delhi, l´attuale capitale della più grande democrazia al mondo, risale ad oltre 3000 anni fa. Per ben sette volte Delhi combatte per la propria sopravvivenza ed ogni dinastia regnante lasciò dietro di sé un´unica eredità culturale ed architettonica, espressa in templi e mercati, palazzi e fortezze, monumenti funebri e torri.
Lasciamo l´aeroporto e subito notiamo una grande differenza tra il nostro modo di vivere e la realtà di Nuova Delhi.
Qui la temperatura oscilla tra i 24 e i 32 gradi con un tasso di umidità molto elevato, pari al 95 % circa.
Strada facendo per recarci al nostro albergo, a notte inoltrata, mi colpiscono parecchie persone, sia giovani che anziani, per il loro modo di passare la notte dormendo sul marciapiede e rimango quasi scioccato di fronte a un degrado ambientale che non avrei mai immaginato...
A giorno inoltrato, prendiamo accordi con l´agenzia che ci fornirà la macchina con l´autista per il tour del Rajastan, che effettueremo tra due giorni.
All´interno della capitale, la prima visita è dedicata al Minareto (Qutb Minar), che dista dal centro 15 km circa. Eretto nel 1199 d.C., questo monumento è davvero molto affascinante: raggiunge un´altezza di 72 metri ed ha un diametro di 14 cm alla base e di 2,50 metri alla sommità.
Qui a Delhi il traffico è molto caotico e il rumore dei clacson è assordante e incomprensibile, soprattutto per chi non ha mai messo piede in India!
Cogliamo così l´occasione per prendere il primo risciò ad un prezzo irrisorio, che otteniamo dopo varie contrattazioni. Con questo mezzo di trasporto molto utilizzato qui in India, raggiungiamo il Baha´i House of Worship, chiamato più semplicemente Lotus Temple, al cui ingresso ci consegnano una sacca dove riporre le scarpe (come poi anche in tutti gli altri templi che visiteremo). La forma di questo tempio è molto particolare poiché è simile ad un fiore di loto con i suoi 27 petali. Questo tempio è un esempio eclatante di arte moderna e per alcuni versi mi ricorda l´Opera House di Sidney. Esso comprende inoltre numerosi giardini, davvero molto curati.
Usciti dal tempio ne approfittiamo per assaporare il primo pranzo in un classico punto di ristoro per gli indiani, che non è molto pulito ma, qui in India, è la normalità... bisogna solo farci l´abitudine! La cucina è molto speziata e piccante, così arrangiamo il pranzo con dello gnocco fritto e un contorno di fagioli.
Per terminare la giornata decidiamo di visitare lo Zoological Garden, vicinissimo alla Humayun´s Tanb, che sinceramente non mi è piaciuto molto e, a mio parere, non merita.
Volevo accennare al contrasto tra Old e New Delhi, che è molto scioccante, e alla separazione tra le due parti della città, che è davvero netta. Old Delhi rispecchia la vera India tradizionale: bagno di folla e vicoli stretti e caotici dai quali, a mio parere, conviene allontanarsi in fretta, specialmente per gli odori nauseabondi e le persone poco affidabili che vi circolano.
Costruita dall´imperatore Moghul Shah Jahan, con il nome di Shahjahanabad, Old Delhi è il museo vivente della cultura indiana e rigurgita di milioni di persone. Un´importante attrazione, in questa parte della città, è il Forte Rosso, costruito nel 1640 da Shah Jahan, di fronte al quale si trova il Birds Charitable Hospital e Jain Digambara Temple, che ospita l´ospedale degli uccelli.
Usciti dal Forte, ci rechiamo a fare acquisti nell´immenso bazar Chandmì Chowk, pieno di negozi di ogni tipo e ricco di atmosfera. Io ne approfitto per comperare alcune banane al modico prezzo di 20 rupie.
Sulla strada che ci porta all´immensa Moschea Jama Masjid incontriamo parecchi incantatori di serpenti che, alla vista dei turisti, sollecitano i loro cobra con uno o due manrovesci sulla testa per far sì che salgano ondeggiando!
Jama Masjid, eretta nel 1650 d.C. sulla prominenza rocciosa chiamata Juajapahar, non lontano dal Forte Rosso, è la moschea più grande dell´India ed è anche molto bella. Interessante da visitare è il sotterraneo che collega la Jama Masjid e il Forte Rosso. Esso era il tragitto attraverso il quale, un tempo, le donne di corte, avvolte nel purdah, raggiungevano la moschea.
Ci rechiamo poi a visitare il Raj Ghat, di fronte al Gandhi National Museum in riva al fiume Yamuna, che è il luogo della cremazione del Mahatma, avvenuta il 31 gennaio 1948. Esso è un monumento commemorativo formato da una lastra di marmo nero e ornato da fiori dai colori stupendi.
Per chi non lo sapesse, Mohandas Karamchand Gandhi (1869 - 1948), uno degli uomini che hanno mutato il corso della storia del XX secolo, nacque a Parband nel Gujarat occidentale, dove suo padre era diwan del principato. Dopo un praticantato legale a Londra, lavorò in Sud Africa; per la sua resistenza passiva contro i pregiudizi razziali del governo, il poeta Rabindranath Tegore gli diede l´appellativo di Mahatma (Grande Anima). Tornato in India nel 1915, Gandhi si unì a chi lottava per la libertà e fondò il Sabarmati Asham ad Ahmedabad. Il suo obiettivo era raggiungere l´indipendenza e l´unità del Paese, con la forza della verità e della nonviolenza.
Con questa ultima escursione chiudiamo la visita di New Delhi che, secondo me, è fin troppo caotica, perciò non merita molti giorni di visita... l´ideale è dedicarne un paio.
Alle 6,00 del giorno seguente partiamo con il nostro autista con un fuoristrada della Tata, marca nazionale di automobili, verso il Rajasthan.
Tra tutti gli Stati indiani, il Rajasthan è quello che meglio rappresenta l´immagine classica e fantastica che noi Occidentali abbiamo dell´India: si possono vedere uomini baffuti con colorati turbanti, vestiti con larghe casacche, con le gambe fasciate dai leggendari jodhpurí; dame avvolte in colorati tessuti artigianali ricavati da fili di seta; piccoli villaggi di case dipinte nel deserto; grandi e lussuose regge di principi e maharajah, costruite con marmi bianchi, al centro di incantati laghi artificiali.
Prima tappa è Bikamer, che dista 463 km e per raggiungere la quale impieghiamo 11 ore di viaggio, a causa delle pessime condizioni delle strade e alla ridotta velocità media. Lungo il tragitto incontriamo veramente di tutto: mucche al pascolo, pecore, maiali, dromedari, persone che trasportano a piedi l´acqua e che rallentano la marcia... questa è la vera India!
Bikamer nacque alla fine del XV secolo per iniziativa del figlio di un maragià di Jodhpur. La città è molto piccola ma carina.
La prima visita la dedichiamo al Junagarth Fort, fortezza costruita nel XVI secolo da un maragià sottomesso dall´imperatore Akbar. Essa racchiude diversi palazzi e templi, nonché un dedalo di corridoi, scale e cortili interni. Direi che vale la pena di dedicare almeno un paio d´ore per visitare tutto il complesso.
Una visita lampo è d´obbligo al Lalgarth Palace Hotel e Shrree Sadul Museum, meraviglioso palazzo in arenaria rossa eretto all´inizio del XX secolo in stile rajput da Ganga Singh, con un fresco giardino sul lato destro. Qui il maragià vi risiedeva in permanenza, mentre oggi un´ala è stata trasformata in albergo e l´altra in museo.
L´ultima visita la facciamo alla città vecchia per ammirare due belle haveli, la Ranpuria e la Daga, ex dimore di ricchi commercianti.
Consiglio inoltre di seguire i bastioni sul lato del Bara Bazar. Passeggiando, vi imbatterete in una graziosa moschea bianca e verde e, successivamente, nel tempio Laksmirath, costruito intermente in marmo bianco.
Lasciamo questa graziosa città per raggiungere Jaisalmer, che dista 300 km circa.
Prima però optiamo per l´escursione nel deserto del Thar, che dista 60 km dalla città e soli 35 km dal confine con il Pakistan. Ascoltando vari consigli ci rechiamo nelle Sam Dunes e Khuri, per partire alla scoperta delle dune a dorso di cammello.
Al termine dell´escursione, ceniamo a base di Cheese nan (una sorta di piadina con il formaggio), patate, riso e una deliziosa erbetta del deserto a noi sconosciuta.
Passiamo poi la notte dormendo in pieno deserto su brandine e coprendoci con trapunte che puzzano di cammello e alla mattina ci godiamo un bel tramonto.
Lasciamo il deserto per recarci a Jaisalmer, che dista una cinquantina di km. Questa città è immersa nel deserto del Thar ed ha il colore dell´ambra in un deserto di dune e terra rossa. Tappa obbligata nelle vie delle spezie e della seta, le sue mura erano un miraggio per i mercanti arabi ed europei.
Una guida p